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IL CAPPELLO ALPINO

 

Una delle più belle descrizioni del cappello alpino, è stata rinvenuta nelle tasche di un caduto in Grecia:

 

SAPETE COS’È UN CAPPELLO ALPINO?



E' il mio sudore che l'ha bagnato e le lacrime che gli occhi piangevano e tu dicevi: "nebbia schifa".

Polvere di strade, sole di estati, pioggia e fango di terre balorde, gli hanno dato il colore.

Neve e vento e freddo di notti infinite, pesi di zaini e sacchi, colpi d'armi e impronte di sassi, gli hanno dato la forma.

Un cappello così hanno messo sulle croci dei morti, sepolti nella terra scura, lo hanno baciato i moribondi come baciano la mamma.

L'han tenuto come una bandiera.

Lo hanno portato sempre.

Insegna nel combattimento e guanciale per le notti.

Vangelo per i giuramenti e coppa per la sete.

Amore per il cuore e canzone di dolore.

Per un Alpino il suo CAPPELLO E' TUTTO.



IL MULO


Umile e generoso, forte e instancabile lavoratore, coraggioso, fidato compagno degli Alpini. Insieme hanno percorso sentieri impervi, condiviso silenziosamente fatiche e rischi, sopportato con pazienza durissime privazioni. Insieme si sono sacrificati per la Patria.

 

Nel corso del primo conflitto mondiale si creò l’indissolubile connubio dei muli con i militari e soprattutto con il servizi di artiglieria alpina. Da quel momento, "tutte le campagne del nostro esercito, fino agli anni '40, sono state illuminate da generosa, ininterrotta dedizione di questi quadrupedi dalle lunghe orecchie, votati a servizi durissimi, fedeli alla consegna anche quando le sorti erano in sfavore obbligandoli ad ogni sorta di rinunce".

 

 

RUOLO DI UN ANIMALE INSTANCABILE

 

Durante la Grande Guerra, il mulo rappresentò l’unico mezzo di trasporto attraverso i difficili sentieri alpini, che non a caso continuano a essere chiamati "mulattiere". Autentico mezzo da combattimento, il mulo fu fondamentale per trasportare le armi e rifornire i reparti logistici in alta montagna. L’ultimo censimento ne dava presenti, durante la Prima Guerra Mondiale, ben 520.000. 1872-1991 sono le date che aprono e chiudono la storia del mulo con gli alpini!

 

È durato 130 anni il sodalizio tra gli alpini e i muli ma i muli furono arruolati ancor prima degli alpini, perché già dal 1831 nell'esercito del Regno sardo vennero costituite le prime batterie da montagna dotate di cannoni smontabili per il cui trasporto furono impiegati 36 muli. Il loro scopo era quello di alleggerire il soldato dal peso che altrimenti avrebbe dovuto portare a spalla, e con il trascorrere del tempo l'importanza dei quadrupedi crebbe sempre di più.

 

Ma il legame tra l'alpino e il mulo si consolidò durante la Grande Guerra dove divenne fondamentale per trasportare le armi e rifornire i reparti logistici in alta montagna. In breve tempo l'alpino e il mulo divennero nell'immaginario collettivo un binomio inscindibile, ed assieme agli alpini, i muli patirono la fame e il freddo durante le due guerre

 

 

 

mondiali dove furono impegnati su tutti i fronti dove vennero utilizzate forze italiane. Anche nella seconda guerra mondiale il mulo fu protagonista se si pensa al suo impiego sul fronte greco e russo, basti pensare che il Corpo d'armata alpino partito per la steppa russa aveva in dotazione ben 4800 muli che ebbero un ruolo fondamentale soprattutto durante la ritirata in Russia.

 

Qualsiasi condizione meteo, pioggia, vento, sole o neve non fermava questi quadrupedi che con un carico fino a un quintale e mezzo, composto ad esempio da una bocca da fuoco da 47 kg di basto, potevano marciare per sette otto ore senza sosta per i sentieri impervi di montagna con i loro conducenti, che avevano il compito di accudirli giornalmente.

 

CHI E' IL MULO

 

Il mulo è un ibrido sterile a causa del suo corredo cromosomico dispari (63 cromosomi), e deriva dall'incrocio tra l’asino stallone con 31 coppie di cromosomi e la cavalla con 32 coppie di cromosomi e due tris. La sterilità di questo animale è dovuta al fatto che avendo un corredo poliploide dispari, alla meiosi, non riesce ad appaiare i suoi cromosomi nella maniera giusta e non riesce a formare gameti "normali".

 

L'ibrido derivato dall'incrocio contrario (cavallo stallone e asina) si chiama bardotto

 

Le ragioni della sua diffusione erano: costituzione assai forte e robusta, la rusticità, la resistenza alle malattie, l'adattabilità ad ambienti sfavorevoli, la sobrietà. Nasce soprattutto grazie alla selezione umana a cui in passato serviva la forza dell'asino e la velocità del cavallo.

 

L'aspetto esteriore varia a seconda delle razze asinine e cavalline tra loro incrociate; a grandi linee, tuttavia, si può dire che il mulo rispetto all'asino ha dimensioni maggiori, mentre rispetto al cavallo ha testa e zampe in proporzione più grandi e massicce, mentre le orecchie sono più allungate.

L'incollatura è corta, la criniera piuttosto scarsa e il ciuffo del tutto assente. Il mantello è spesso baio scuro.

 

 

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